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venerdì, gennaio 09, 2009
giovedì, ottobre 23, 2008
Negroni

Berlusconi ci ha pagato un negroni sto mese...
5 euro netti in busta paga ti cambiano la vita!
la detassazione degli straordinari
e chi si lamenta?!
Forse solo quelli che proveranno la forza della polizia questa settimana, nelle scuole, nelle università e nelle piazze.
Noi siamo al sicuro in ufficio e stasera ci andiamo a prendere sto’ negroni…
Mentre l'incultura della forza bruta ambirà ad impossessarsi della conoscenza senza aprire un solo libro…
ristabiliranno l'ordine in un posto che nemmeno lontanamente conoscono
stabiliranno la legge in un posto fondato sulla razionalità.
Ordine ottuso e disciplinato!
volgare assoggettamento del pensiero all'utilità politica...
ma noi no, noi ci berremo il nostro negroni alla loro salute!
domenica, settembre 28, 2008
Sabbia
venerdì, settembre 26, 2008
Nadia&Vale
Al venerdi mattina:
Sempre sveglia alle 7.50,
bestemmione, rainews24, caffè, fornetto+nastrina,
zaino per la palestra, tesserino per il lavoro,
chiavi+soldi+telefono, altro caffè,
autobus, Manifesto+Internazionale, metropolitana,
navetta, ufficio, altro caffè,
ciao a tutti,
avvio computer…
Al venerdi sera:
Sempre navetta, Palestra,
Bestemmione (mi so scordato le mutande n’altra volta!)
Sempre spogliatoio, soldi nei calzini nelle scarpe nell’armadietto che non si sa mai,
telefono in tasca che dà sempre fastidio ai testicoli,
Sempre radio+discorsi noiosi,
Sempre prima addominali poi lombari poi dorsali poi tricipiti…
Tutto questo sempre!
Poi improvvisamente si è rotta la monotonia,
mi si è schiarita la mente:
L'istruttrice della palestra Nadia&Vale si chiama Vale e basta,
e quando invece si chiama Nadia è la sua sorella gemella, Nadia!
Pensavo fosse una duplice personalità in una duplice istruttrice Nadia&Vale,
invece…
Vale ha il trucco, Nadia ha gli occhiali,
Vale ha la coda di cavallo, Nadia ha i capelli lunghi lunghi,
Vale mi scherza, Nadia mi ignora…
Insomma questo Venerdi son felice,
Se Nadia&Vale non esiste c’è speranza che anche Momo&Io non esista,
sia frutto di una mia fantasia…
Adesso resta da capire se Vale sia più una Valentina o una Valeria…
In entrambi i casi non avrei problemi,
Basta saperlo!
Sempre sveglia alle 7.50,
bestemmione, rainews24, caffè, fornetto+nastrina,
zaino per la palestra, tesserino per il lavoro,
chiavi+soldi+telefono, altro caffè,
autobus, Manifesto+Internazionale, metropolitana,
navetta, ufficio, altro caffè,
ciao a tutti,
avvio computer…
Al venerdi sera:
Sempre navetta, Palestra,
Bestemmione (mi so scordato le mutande n’altra volta!)
Sempre spogliatoio, soldi nei calzini nelle scarpe nell’armadietto che non si sa mai,
telefono in tasca che dà sempre fastidio ai testicoli,
Sempre radio+discorsi noiosi,
Sempre prima addominali poi lombari poi dorsali poi tricipiti…
Tutto questo sempre!
Poi improvvisamente si è rotta la monotonia,
mi si è schiarita la mente:
L'istruttrice della palestra Nadia&Vale si chiama Vale e basta,
e quando invece si chiama Nadia è la sua sorella gemella, Nadia!
Pensavo fosse una duplice personalità in una duplice istruttrice Nadia&Vale,
invece…
Vale ha il trucco, Nadia ha gli occhiali,
Vale ha la coda di cavallo, Nadia ha i capelli lunghi lunghi,
Vale mi scherza, Nadia mi ignora…
Insomma questo Venerdi son felice,
Se Nadia&Vale non esiste c’è speranza che anche Momo&Io non esista,
sia frutto di una mia fantasia…
Adesso resta da capire se Vale sia più una Valentina o una Valeria…
In entrambi i casi non avrei problemi,
Basta saperlo!
mercoledì, settembre 24, 2008
Mamma li turchi
Mamma li turchi che quando sono partito pensavo che le turche erano tutte coperte e invece stanno con le gambe accavallate sulla sedia e c’hanno gli occhi belli
Mamma li turchi che c’hanno le lire che prima non valevano un cacchio che con 50000 lire ci compravi un gelato e invece adesso le hanno rivalutate…che ieri in ufficio ho messo una lira nella macchinetta del caffè e quella m’ha caricato 2 euro!
Mamma li turchi che quando ti devono vendere una cosa partono sempre da “caro amico” e quando alla fine sei sfinito e la compri ad un prezzo che ti sembra conveniente, cominciano a tirar fuori una serie di gadget supplementari che comprare l’oggetto da solo ti sembra proprio misero misero.
Mamma li turchi che pescano dal ponte Galata tra le barche che attraccano al porto, lanciano i loro ami e tirano su gli sgombri
Mamma li turchi che questi sgombri li cucinano sul lungomare
Mamma li turchi che puzza tutto di sgombro alla mattina sul lungomare
Mamma li turchi che quando capiscono che sei inglese dicono “Hallo”,
quando capiscono che sei spagnolo dicono “hola”
e quando capiscono che sei italiano dicono “Roma”.
Mamma li turchi che sono in Ramadan.
Mamma li turchi che pero alla sera cucinano per strada e mangiano e vendono di tutto.
Mamma li turchi che hanno il “padre della patria” sulle monete, le bandiere con la mezzaluna in ogni cartolina ed un profondo nazionalismo che non si trasforma pero in fondamentalismo religioso come da noi…
Mamma li turchi che c’hanno le lire che prima non valevano un cacchio che con 50000 lire ci compravi un gelato e invece adesso le hanno rivalutate…che ieri in ufficio ho messo una lira nella macchinetta del caffè e quella m’ha caricato 2 euro!
Mamma li turchi che quando ti devono vendere una cosa partono sempre da “caro amico” e quando alla fine sei sfinito e la compri ad un prezzo che ti sembra conveniente, cominciano a tirar fuori una serie di gadget supplementari che comprare l’oggetto da solo ti sembra proprio misero misero.
Mamma li turchi che pescano dal ponte Galata tra le barche che attraccano al porto, lanciano i loro ami e tirano su gli sgombri
Mamma li turchi che questi sgombri li cucinano sul lungomare
Mamma li turchi che puzza tutto di sgombro alla mattina sul lungomare
Mamma li turchi che quando capiscono che sei inglese dicono “Hallo”,
quando capiscono che sei spagnolo dicono “hola”
e quando capiscono che sei italiano dicono “Roma”.
Mamma li turchi che sono in Ramadan.
Mamma li turchi che pero alla sera cucinano per strada e mangiano e vendono di tutto.
Mamma li turchi che hanno il “padre della patria” sulle monete, le bandiere con la mezzaluna in ogni cartolina ed un profondo nazionalismo che non si trasforma pero in fondamentalismo religioso come da noi…
mercoledì, giugno 04, 2008
Internazionale

Sta pinsava a na cosa ca sta liggia ieri sobbr’allu giurnali,
lu giurnali si chiama “internazionale” e in pratica scrivi notizi ca venunu ti lu mundu interu…
e sta sittimana parlaunu ti la situazioni Italiana, ti li negri, li zinghiri l’albanisi e tutti sti cristiani ca cu scappunu ti la gguerra o cu fannu nu picca di turnisi, iaticunu na barca ntra lu mari e ziccunu nu viaggiu ca non ci spiccia mai…
Stu giurnali ticia ca sta situazioni in Italia no su supporta cchiu’, ticia ca sti extracomunitari si n’hanna scì e ca l’italiani hannu ziccatu cu mentunu fuecu alli casi ddò quisti dormunu, e hannu ziccatu cu li mannunu ddo li carabbinieri ci l’acchiaunu senza documenti…
Io prendo spunto da quello che diceva quest’articolo per ricordare che l’Italia è il paese che storicamente e geograficamente è sempre stato terra di transito e scambio tra culture differenti.
le nostre varie identità regionali ed i nostri dialetti portano ancora e porteranno sempre traccia di questo passaggio!
Esorto ognuno a parlare nel proprio dialetto ogni qual volta l’identità multiculturale della nostra nazione dovesse essere minacciata.
giovedì, maggio 15, 2008
Lo schifo sotto il sasso
Negli ultimi tempi mi sono trovato spesso ad intervistare degli extracomunitari,
non so perché, forse perché ancora se ne trovano, in giro per le strade di Milano, ancora capita sui marciapiedi o in metropolitana...
Con lo stesso stupore che provavo da bambino, quando, dopo un acquazzone estivo, incontravo le ranocchie sulla strada verso il mare, con la stessa curiosità scientifica che mi portava a sollevare il sasso dal terriccio per scovare lo schifo di insetti che vi si erano rifugiati, lì sotto, nel Mio bosco a centinaia! nella terra sotto al Mio sasso...
Con gli stessi sentimenti, ultimamente ho intervistato Fidel,
un ragazzo dell'equador omosessuale.
Era contento Fidel, con il suo lavoro riusciva a pagarsi la macchina ed una casa in condivisione con altre 12 persone...
era contento Fidel, io invece ho provato vergogna per la mia curiosità di voler scovare lo schifo nascosto sotto il sasso.
venerdì, aprile 04, 2008
sabato, marzo 29, 2008
L'islam moderato

Magdi Allam si è convertito al cristianesimo attraverso un Reality Baptism officiato da un noto conduttore televisivo, diventando Magdi Cristiano Allam.
Malcom X si congratula con il vicedirettore del corriere e gli fa sapere che la soluzione acida che rende i capelli da negro lisci come un chiodo è in vendita in tutte le mercerie del Bronx
Michael Jackson, colto alla sprovvista da una decisione tanto inaspettata da parte del noto giornalista, fa sapere che lui, dal canto suo, si sottoporrà al primo intervento nella storia di trasfusione totale:
La sostituzione completa del suo sangue negro con quello di un colono israeliano.
Berlusconi infine esprimendo rammarico per non avere più l'opportunità di convertirsi in nulla, dal momento che lui lo è già stato, annuncia, dal tettuccio della sua automobile, che intende capeggiare una cordata tutta italiana che si recherà alla mecca e comprerà la sacra pietra nera dell'islam per risolvere definitivamente il conflitto di interesse esistente tra le principali religioni monoteiste.
venerdì, marzo 21, 2008
L'anima del mondo
E' bello quando non c'è bisogno di parole,
come due bambini piccoli che ancora non si capiscono e non si esprimono ma riescono a sorridersi,
come quando i cani si ingeguono in mezzo agli alberi e si rotolano nel terreno,
come quando due persone si stimano e convivono senza il bisogno di parole,
come gli amici di sempre...
Cohelo mi pare che parlasse dell'anima del mondo come di quella lingua universale che ti mette in contatto con tutti gli esseri della terra senza il bisogno di parole e ti trasmette la vita,
io non lo sò, però sò popo bbelli l'amichi mia!
Esta muy bien cuando no se nececitan palabras,
como los niños, que todavia no se comprenden y no pueden espresarse pero consiguen sonreirse,
como los perros que echan carreras en el bosque y se revuelcan en la tierra,
como cuando dos personas se respetan y viven juntos sin la menor nececidad de hablar ni de entenderse,
como los amigos de siempre...
Cohelo creo haya hablado del alma del mundo, como de aquella lengua universal que te pone en contacto con todos los seres de la tierra sin la necesidad de hablar, y te trasmite la vida,
yo no se, pero son chulos mis amigos!
C'est genial quand il n'est pas nècessaire de mots,
comme les enfants, qui ne se comprennent pas encore et qui ne peuvent pas s'exprimer mais qui seulement se sourient.
comme les chiens qui font des courses dans les chemins des foret et se roulent dans la boue,
comme quand deux personnes se respectent et vivent ensemble sans la moindre necesite de se parler ni de se comprendre,
comme les amis de toujours...
Cohelo je crois qu'il faille parler de l'ame du monde, comme une langue universel qui met en contact tous les etre sur terre sans necesite de parler et de transmettre la vie, je le sais, mais il sont enormes mes amis.
come quando i cani si ingeguono in mezzo agli alberi e si rotolano nel terreno,
come quando due persone si stimano e convivono senza il bisogno di parole,
come gli amici di sempre...
Cohelo mi pare che parlasse dell'anima del mondo come di quella lingua universale che ti mette in contatto con tutti gli esseri della terra senza il bisogno di parole e ti trasmette la vita,
io non lo sò, però sò popo bbelli l'amichi mia!
Esta muy bien cuando no se nececitan palabras,
como los niños, que todavia no se comprenden y no pueden espresarse pero consiguen sonreirse,
como los perros que echan carreras en el bosque y se revuelcan en la tierra,
como cuando dos personas se respetan y viven juntos sin la menor nececidad de hablar ni de entenderse,
como los amigos de siempre...
Cohelo creo haya hablado del alma del mundo, como de aquella lengua universal que te pone en contacto con todos los seres de la tierra sin la necesidad de hablar, y te trasmite la vida,
yo no se, pero son chulos mis amigos!
C'est genial quand il n'est pas nècessaire de mots,
comme les enfants, qui ne se comprennent pas encore et qui ne peuvent pas s'exprimer mais qui seulement se sourient.
comme les chiens qui font des courses dans les chemins des foret et se roulent dans la boue,
comme quand deux personnes se respectent et vivent ensemble sans la moindre necesite de se parler ni de se comprendre,
comme les amis de toujours...
Cohelo je crois qu'il faille parler de l'ame du monde, comme une langue universel qui met en contact tous les etre sur terre sans necesite de parler et de transmettre la vie, je le sais, mais il sont enormes mes amis.
giovedì, febbraio 14, 2008
Il caffè - Conclusione
Ho pensato a lungo a come far avvenire l’incontro di Malcom con la Sig.na DeMinchis e Barbie cinese, rispettando i ruoli rappresentati dai tre personaggi de “il caffè”…
Nella mia testa stamattina quest’incontro me lo so immaginato così:
Momo veste col il vestito gessato elegante, il vestito della domenica direbbe lui!
Pero non è domenica e lui quella mattina cerca lavoro, come molte mattine da un anno a questa parte.
Dopo il colloquio di quel giorno alla sFIgAT di Torino, mentre aspetta un treno che lo riporti a Milano, Momo legge le notizie che vengono dalla Thyssen e mangia una pizza di plastica da 5euro.
Il pensiero è ai suoi capelli:
“vale la pena attaccarsi al diritto di apparire rasta in un Italia che non riconosce ai lavoratori nemmeno il diritto a lavorare in sicurezza?”
Questa cosa pensa Momo mentre costata che altre persone più sfortunate avrebbero anche cambiato la propria nazionalità o il colore della pelle pur di accedere alla categoria lavorativa in cui lui un giorno si sarebbe neutralizzato…
Di ritorno a Milano, Momo entra nel primo baretto della stazione della metropolitana e ordina un caffè alla cameriera cinese…
Al bancone del bar, più in là rispetto a lui, c’era la sign.na De Minchis.
Momo ancora non sapeva che un giorno l’avrebbe coinvolta in questa storia, nemmeno la signorina lo pensava né tuttora lo immagina; la vicenda accaduta in effetti rappresentava per lei solo una storia di ordinaria discriminazione…
Quando Malcom arriva nel bar, pensa ancora alla sua bancarella, forse si pente di averla lasciata 10 minuti incustodita, forse pensa che avrebbe volentieri fatto l’elemosina al disgraziato che avrebbe trovato il coraggio di rubare ad un altro disgraziato come lui.
Nel momento in cui Malcom si avvicina al balcone e sta per ordinare il suo caffè, la sig.na De Minchis repentinamente si ritrae e prende con se la sua borsa come a proteggerne il contenuto.
Malcom che nella vita ha sempre dovuto ingoiare l’amarezza, questa volta sbotta:
“signora stia tranquilla non voglio i suoi soldi! Sono qui per un caffè!”
Nella mia testa stamattina quest’incontro me lo so immaginato così:
Momo veste col il vestito gessato elegante, il vestito della domenica direbbe lui!
Pero non è domenica e lui quella mattina cerca lavoro, come molte mattine da un anno a questa parte.
Dopo il colloquio di quel giorno alla sFIgAT di Torino, mentre aspetta un treno che lo riporti a Milano, Momo legge le notizie che vengono dalla Thyssen e mangia una pizza di plastica da 5euro.
Il pensiero è ai suoi capelli:
“vale la pena attaccarsi al diritto di apparire rasta in un Italia che non riconosce ai lavoratori nemmeno il diritto a lavorare in sicurezza?”
Questa cosa pensa Momo mentre costata che altre persone più sfortunate avrebbero anche cambiato la propria nazionalità o il colore della pelle pur di accedere alla categoria lavorativa in cui lui un giorno si sarebbe neutralizzato…
Di ritorno a Milano, Momo entra nel primo baretto della stazione della metropolitana e ordina un caffè alla cameriera cinese…
Al bancone del bar, più in là rispetto a lui, c’era la sign.na De Minchis.
Momo ancora non sapeva che un giorno l’avrebbe coinvolta in questa storia, nemmeno la signorina lo pensava né tuttora lo immagina; la vicenda accaduta in effetti rappresentava per lei solo una storia di ordinaria discriminazione…
Quando Malcom arriva nel bar, pensa ancora alla sua bancarella, forse si pente di averla lasciata 10 minuti incustodita, forse pensa che avrebbe volentieri fatto l’elemosina al disgraziato che avrebbe trovato il coraggio di rubare ad un altro disgraziato come lui.
Nel momento in cui Malcom si avvicina al balcone e sta per ordinare il suo caffè, la sig.na De Minchis repentinamente si ritrae e prende con se la sua borsa come a proteggerne il contenuto.
Malcom che nella vita ha sempre dovuto ingoiare l’amarezza, questa volta sbotta:
“signora stia tranquilla non voglio i suoi soldi! Sono qui per un caffè!”
“Ma come le viene in mente! Io non ho detto nulla, già è tanto che Ti ospitiamo in Italia Noi e ti permetti pure di rivolgerti in questo modo invece di ringraziare…”
“Signora lei si è presa la sua borsa con entrambe le mani, le ripeto che non penso di derubarla”
La Sig.na De Minchis ritenendosi ancora molto virtuosa nonostante la profezia del suo parroco, decide di avere pazienza e inizia ad ignorare quest’uomo nero e le sue parole.
Barbie cinese, da dietro il bancone, poggiando il terzo caffè interviene sull’uomo nero:
“Ehi tu lascia stale i miei clienti!”
Malcom a quel punto non ci vede più:
La Sig.na De Minchis ritenendosi ancora molto virtuosa nonostante la profezia del suo parroco, decide di avere pazienza e inizia ad ignorare quest’uomo nero e le sue parole.
Barbie cinese, da dietro il bancone, poggiando il terzo caffè interviene sull’uomo nero:
“Ehi tu lascia stale i miei clienti!”
Malcom a quel punto non ci vede più:
“E PERCHE’ IO COSA SONO?!”
Momo gli da ragione mentre esce dal baretto, pensando che quella a cui ha assistito non è una scena come un’altra anche se è una scena ordinaria,
queste sono storie di ordinaria discriminazione dell’Italia di oggi…
e non si può mai prendere un caffè in pace!
Momo gli da ragione mentre esce dal baretto, pensando che quella a cui ha assistito non è una scena come un’altra anche se è una scena ordinaria,
queste sono storie di ordinaria discriminazione dell’Italia di oggi…
e non si può mai prendere un caffè in pace!
giovedì, febbraio 07, 2008
Il caffè - Barbie cinese

Barbie cinese,
lavora a Milano in un bar della stazione della metropolitana;
Si ritiene fortunata perchè dopo tanti stenti finalmente ha trovato un lavoro regolare e ha visto riconoscersi il suo diritto alla sopravvivenza.
la sua vita non è mai stata facile.
Si mise in viaggio qualche tempo fa per scoprire l’occidente, terra verso cui molte sue amiche si erano proiettate negli ultimo ventennio.
dicevano che avrebbero trovato case da sogno, mariti muscolosi e fedeli, macchine lussuose, cani di razza a guardia della loro proprietà privata.
Il mondo occidentale per loro ha sempre rappresentato la vita ideale per sfuggire alla oppressione ed alle condizioni di vita in cui erano state costrette a vivere fino a quel momento.
Barbie cinese dal canto suo non cercava, partendo, di trovare chissà che cosa,
il suo pensiero era completamente catturato dal pericolo che, dopo l’aviaria, aveva maggiormente spaventato i suoi concittadini. Barbie cinese aveva paura che la Mattel le avrebbe prodotto dei figli dagli occhi inabili a causa delle contaminazioni di piombo e metalli pesanti.
"se ploplio devono avele li occhi a mandolla (che a me non piaciono!), almeno siano sani!".
Con questa preoccupazione è partita alla volta della sua vita da sogno nella casa da sogno di Barbie.
Appena arrivata si è resa subito conto che quello che si diceva sulla vita nella società capitalistica non corrispondeva esattamente allo stereotipo che questa stessa società esportava di sé.
La casa da sogno in realtà era un palazzo sventrato dalle bombe degli eserciti in miniatura, all’interno del quale alloggiavano decine di persone tra cui mazinga, goldrake e una serie di altri individui di altre razze. Tutti erano stati abbandonati ora che la playstation la faceva da padrone.
Il principe azzurro Ken era costretto a vendere giornali ai semafori e solo quando ha cominciato a perdere i capelli Barbie cinese ha iniziato a intuire che fine avesse fatto il suo pene.
La macchina di lusso aveva perso una ruota e lì dentro, da quel dì, ci viveva stabilmente un cane da guardia di razza pechinese con le zampe a pallini di lana e il corpo completamente rasato; da quando gli avevano strappato via la testa non aveva più il coraggio di farsi vedere in giardino e la casa di barbie cinese era diventata una casa d’appuntamenti dove anche ‘barbie naziskin’ e ‘barbie culo in faccia’ risiedevano senza pagare alcuna pigione.
Il timore di essere buttata via nella scatola dei "giocattoli per i bambini poveri" da subito ha fatto si che barbie cinese di rimboccasse le maniche e si dedicasse per 12 ore al giorno al suo impiego alla stazione di S. Donato milanese.
Quel pomeriggio di settembre, come ogni pomeriggio, stava scaldando pizzette e facendo caffè agli impiegati in transito.
lavora a Milano in un bar della stazione della metropolitana;
Si ritiene fortunata perchè dopo tanti stenti finalmente ha trovato un lavoro regolare e ha visto riconoscersi il suo diritto alla sopravvivenza.
la sua vita non è mai stata facile.
Si mise in viaggio qualche tempo fa per scoprire l’occidente, terra verso cui molte sue amiche si erano proiettate negli ultimo ventennio.
dicevano che avrebbero trovato case da sogno, mariti muscolosi e fedeli, macchine lussuose, cani di razza a guardia della loro proprietà privata.
Il mondo occidentale per loro ha sempre rappresentato la vita ideale per sfuggire alla oppressione ed alle condizioni di vita in cui erano state costrette a vivere fino a quel momento.
Barbie cinese dal canto suo non cercava, partendo, di trovare chissà che cosa,
il suo pensiero era completamente catturato dal pericolo che, dopo l’aviaria, aveva maggiormente spaventato i suoi concittadini. Barbie cinese aveva paura che la Mattel le avrebbe prodotto dei figli dagli occhi inabili a causa delle contaminazioni di piombo e metalli pesanti.
"se ploplio devono avele li occhi a mandolla (che a me non piaciono!), almeno siano sani!".
Con questa preoccupazione è partita alla volta della sua vita da sogno nella casa da sogno di Barbie.
Appena arrivata si è resa subito conto che quello che si diceva sulla vita nella società capitalistica non corrispondeva esattamente allo stereotipo che questa stessa società esportava di sé.
La casa da sogno in realtà era un palazzo sventrato dalle bombe degli eserciti in miniatura, all’interno del quale alloggiavano decine di persone tra cui mazinga, goldrake e una serie di altri individui di altre razze. Tutti erano stati abbandonati ora che la playstation la faceva da padrone.
Il principe azzurro Ken era costretto a vendere giornali ai semafori e solo quando ha cominciato a perdere i capelli Barbie cinese ha iniziato a intuire che fine avesse fatto il suo pene.
La macchina di lusso aveva perso una ruota e lì dentro, da quel dì, ci viveva stabilmente un cane da guardia di razza pechinese con le zampe a pallini di lana e il corpo completamente rasato; da quando gli avevano strappato via la testa non aveva più il coraggio di farsi vedere in giardino e la casa di barbie cinese era diventata una casa d’appuntamenti dove anche ‘barbie naziskin’ e ‘barbie culo in faccia’ risiedevano senza pagare alcuna pigione.
Il timore di essere buttata via nella scatola dei "giocattoli per i bambini poveri" da subito ha fatto si che barbie cinese di rimboccasse le maniche e si dedicasse per 12 ore al giorno al suo impiego alla stazione di S. Donato milanese.
Quel pomeriggio di settembre, come ogni pomeriggio, stava scaldando pizzette e facendo caffè agli impiegati in transito.
domenica, gennaio 27, 2008
Il caffé - La Sig.na De Minchis
La Sig.na De Minchis ha 70 anni e vive da sola,
dopo la morte della sorella vive nella sua villa in pieno centro circondata da un personale di servizio di nazionalità molto variegata.
Sollevata da ogni preoccupazione e responsabilità conduce una vita "regolare", frequentando la gente per bene della Milano bene, facendo la sua offerta alla parrocchia che frequenta dall'età di 10 anni e rimproverando i suoi servitori subalterni di non aver mai avuto ambizioni nella vita.
In gioventù non è mai stata corteggiata da qualcuno che fosse adeguato al suo lignaggio e questo potrebbe essere stato il motivo della sua profonda diffidenza nei confronti del sesso maschile.
Mano a mano che il tempo è passato e la sua virtù si è conservata, inviolata da tutti salvo che da sè medesima, dentro di lei ha cominciato a farsi strada l'idea che la sua verginità fosse in realtà un dono che le avrebbe permesso l'entrata a pieno titolo nel regno dei cieli.
Questo pensiero non è stato inizialmente scalfito quella domenica di settembre in cui il vecchio parroco, durante la sua omelia, sentenziava che la verginità conservata senza sacrificio non costituisce virtù, e che il cattolico virtuoso è quello che conosce il piacere del peccato e sceglie, nelle sue azioni, di rinunciarvi.
La De minchis, aveva bisogno di riflettere un pò sulla irrituale dichiarazione del prelato e prima di andare a mangiare i suoi cappelletti al brodo, decide di prendere un caffé nel bar della metropolitana...
Sollevata da ogni preoccupazione e responsabilità conduce una vita "regolare", frequentando la gente per bene della Milano bene, facendo la sua offerta alla parrocchia che frequenta dall'età di 10 anni e rimproverando i suoi servitori subalterni di non aver mai avuto ambizioni nella vita.
In gioventù non è mai stata corteggiata da qualcuno che fosse adeguato al suo lignaggio e questo potrebbe essere stato il motivo della sua profonda diffidenza nei confronti del sesso maschile.
Mano a mano che il tempo è passato e la sua virtù si è conservata, inviolata da tutti salvo che da sè medesima, dentro di lei ha cominciato a farsi strada l'idea che la sua verginità fosse in realtà un dono che le avrebbe permesso l'entrata a pieno titolo nel regno dei cieli.
Questo pensiero non è stato inizialmente scalfito quella domenica di settembre in cui il vecchio parroco, durante la sua omelia, sentenziava che la verginità conservata senza sacrificio non costituisce virtù, e che il cattolico virtuoso è quello che conosce il piacere del peccato e sceglie, nelle sue azioni, di rinunciarvi.
La De minchis, aveva bisogno di riflettere un pò sulla irrituale dichiarazione del prelato e prima di andare a mangiare i suoi cappelletti al brodo, decide di prendere un caffé nel bar della metropolitana...
martedì, gennaio 22, 2008
Il caffé - Malcom

Protagonisti: Malcom, Sig.na De Minchis, Barbie cinese, Momo
Malcom ha 30 anni e nella sua vita ha fatto:
la guida turistica;
l'autista;
ha attraversato il deserto;
ha lavorato in Marocco nei cantieri edili;
ha lavorato in Spagna da cui è fuggito durante la settimana santa dopo un incontro con una strana processione del KuKluxKlan a Siviglia...
Nel 2003 è arrivato in Italia, in Puglia dove ha percorso tutte le spiagge nell'intento di vendere incensi e racchettoni ai bagnanti;
ha fatto il venditore ambulante di CD, calzini, libri di poeti senegalesi a S. Oronzo a Lecce;
Durante il periodo pasquale 2004 si è visto costretto a scappare anche dalla Puglia perché quelli del KuKluxKlan l'avevano seguito sino a Taranto e volevano metterlo in un centro di accoglienza, ma lui intuiva che non era una cosa buona e giusta.
Arrivato a Milano, vive le sue giornate scontrando il suo destino con quello degli impiegati che ogni giorno varcano indifferenti i tornelli della metropolitana...
Nessuno compra nulla quella mattina di settembre e Malcom decide di abbandonare il suo lenzuolo pieno di cianfrusaglie di pelletteria e si dirige verso il bar della stazione per fare il pieno di caffeina e prolungare la speranza di qualche ora...
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- Momo ed io
- momo ed io non siamo molto compatibili ma dobbiamo rassegnarci a convivere.
