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venerdì, settembre 12, 2008

Il brividino delle parole

Fin da piccolo le parole a Momo piacevano,
fin da quando, sporco di sudore e terra del campo, dopo aver rincorso insetti e prede, restava seduto sulla poltrona infeltrita e polverosa davanti al caminetto che piano bruciava e scoppiettava l’umidità di una pioggia autunnale.
Le parole dei grandi penetravano la sua testa caricandosi di significati importanti e indefiniti.
Quelle parole parlavano la lingua del mondo, ancora indecifrabile alle orecchie di un Momo bambino e per questo cariche del fascino della scoperta.
Le parole erano tranquillizzanti, conciliavano i sogni di un bambino che davanti a sé sentiva un futuro rivelatore.

Dopo trent’anni quelle parole sono diventate parole vuote.
Il piacere di parlare ha iniziato a sovrastare il significato.
Difficilmente i discorsi risultano calibrati.
Il giudizio altrui anticipa l'opinione personale e la aiuta a formarsi,
solo in quel momento essa prende forma, in concordanza o in discordanza rispetto all'idea più diffusa. Si spargono sentenze, sprezzanti degli effetti e delle reazioni che esse possano innescare, per il puro piacere di farlo; come quando si inizia una pisciata con i migliori propositi e poi il brividino improvviso ancora una volta ci fa pisciare di fuori…
Le parole per l’adulto non hanno gli stessi significati che avevano per il bambino,
adesso quel futuro all’orizzonte si è assottigliato, ha esaurito il suo fascino, non ci sono misteri, non ci sono più le stesse aspettative.
Momo arriva a 30 anni scoprendo che il bello della vita l’aveva già scoperto a 2, quando privo di nozioni aveva provato un’attrazione profonda per l’odore della sua cacca.

mercoledì, agosto 13, 2008

2 cose, anzi 3...anzi 50!


Per fugare ogni dubbio sul fatto che il blog possa essere considerato veicolo di informazioni, mi premeva comunicare due cose...

la prima: il vaccino si chiama così perchè tanti anni addietro ci stava il vaiolo che ammazzava più dei russi e dei georgiani messi insieme. Fattostà che sto tizio che si chiama Pippo (facciamo che si chiama Pippo, non mi ricordo come l'aveva chiamato Piero Angela ...io mica c'ho le lauree ad honorem) nsomma sto tizio Pippo a un certo punto ha preso un ragazzino e ha detto: vuoi vedè che se contagio sto regazzino col vaiolo delle vacche questo non more? e così fece, così a cazzo! Il ragazzino, benchè provato dall'esperienza, non morì, e sottoposto ad un ulteriore contagio con il virus dell'uomo non morì di nuovo! Non morì due volte insomma, il vaiolo delle vacche immunizzava dal vaiolo dei cristiani...
il Sig. Pippo fece un sacco di soldi (a caso direi!) ed il vaiolo umano fu per sempre debellato da quello vaccino appunto.

La seconda: i testicoli sono contenuti nel sacchettino scrotale per evitare che gli spermatozoi in essi contenuti muoiano portandosi alla temperatura del corpo.

La terza: questo post è il numero 50. Sarebbe tipo il compleanno del Blog, per questo lo pubblico il 13 di agosto e non il 15 per evitare che la gente faccia confusione con il ferragosto. 2 Feste 2 Regali distinti.

domenica, luglio 06, 2008

Una strizzata sulla testa...

L'altro giorno Momo era lì seduto al tavolino a fare l'aperitivo.
Erano alcuni giorni ormai che non pensava alla sua gastrite cronica microerosiva...
Seduto sullo sgabelllone Momo ascoltava le lamentele che la persona che aveva di fronte aveva assorbito durante la settimana lavorativa e piano piano gli strizzava sulla testa.
Il tutto però riusciva a malapena a bagnargli i capelli, poi gradualmente scivolava via senza riuscire a penetrargli le suture del cranio.
Piuttosto Momo pensava che "il progress" a lavoro era stato positivo, che quella sera avrebbe incontrato il Brado nella sua "tana"...
Una volta lì, Momo avrebbe strizzato a sua volta le lamentele sulla testa del brado e da lì sarebbero scivolate via per sempre...
Pensava piuttosto che l'indomani avrebbe preso un treno per il nordest,
che a Padova avrebbe incontrato una vecchia amica,
che con lei avrebbe rivisto le foto di 15 anni prima con ancora i volti strappati e le facce cancellate dalle sofferenze premature di quella lontana adolescenza...
E in quelle foto avrebbe rivisto il mare e si sarebbe ricordato di quello che era stato, della vergogna di venire ritratto, degli amori fatti di sguardi e parole non dette e dei compagni che sono sempre lì, pronti ancora a condividere un pezzo di questa insensata esistenza.

giovedì, giugno 19, 2008

Intervallo

Nell'intervallo capita che ti metta a scrivere senza necessariamente sapere quello che scriverai.
Dopotutto, questo spesso capita anche ai professori...dico di iniziare a scrivere senza sapere bene quello che scriveranno...

A volte nell'intervallo si scrive solo per tenere impegnato il cervello, come se il solo atto di scrivere o leggere sia nobilitante in sè. Ci aiuti a non vanificare i 15 minuti che intercorrono fra il primo ed il secondo tempo di una partita.
A volte nell'intervallo si legge. A volte si legge la prima cosa che passa sotto il naso: forse la pubblicità dei computer, forse l'oroscopo, a volte il quotidiano gratuito che distrattamente ci siamo infilati sotto il braccio correndo in metropolitana; forse lo si fa per sentire che oggi ci si è informati, si è letto un quotidiano...
forse solo per tenere impegnato il cervello ed evitare di farsi rubare i 30 minuti che la vettura ogni giorno impiega da lavoro a casa.
Forse nell'intervallo si scrive e si legge qualunque cosa perchè il nostro psicologo ci ha raccomandato di non fermarci mai a fissare il vuoto,
forse per continuare a sentirci esseri pensanti, intelligenti, umani...
Forse nell'intervallo si legge e si scrive sempre e comunque, sempre e qualunque cosa semplicemente per non continuare a sentirci delle bestie...
E sentire che tutto ha un senso.
Che il mondo in qualche modo gira secondo un ordine razionale.

venerdì, febbraio 01, 2008

La giusta distanza dell' Afrika korp




Stamane Momo osservava una di quelle aiuole che si trovano sul ciglio delle strade,
più che aiuole sono dei quadrati di terra esentati dal cemento.
C'erano delle piantine spontanee, tutte simili, ma nessuna uguale all'altra chè nessuno era andato lì a potarle o sistemarle come si deve;
Pensava che probabilmente all'inizio ce n'era una sola di ste piantine qua nell'aiuola, poi con il tempo si è formata una colonia che ha occupato tutto lo spazio a disposizione, ed ogni piantina appena nata si è andata a disporre nello spazio circostante, mantenendo sempre la giusta distanza dalle altre che l'avevano preceduta.
La giusta distanza serve alle piantine per avere lo stesso accesso alla terra all'acqua e alla luce del sole. E non è che le piantine abbiamo i sensi per rendersi conto che i loro familiari sono tutti li intorno, nemmeno ce li hanno per sistemarsi, mentre spuntano dal terreno, alla distanza corretta; loro lo fanno semplicemente perché è naturale che accada in questo modo.
E quando si vedono i giardini signorili con le piantine tutte uguali, tutte sistemate a schiere, tutte oppresse l'una dai germogli dell'altra, tutte in riga...beh questo a Momo non piace! E' innaturale.


La stessa cosa Momo pensava che dovrebbe accadere per l'uomo.
E' innaturale quando gli uomini si mettono in riga, quando si allineano, quando sono costretti ad apparire sovrapposti e identici per creare una visione d'insieme, una coreografia e non si apprezza più la qualità del singolo.
E' innaturale quando sono costretti a vivere uno addosso all'altro e quando non gli viene riconosciuta, per così dire, la giusta distanza.

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momo ed io non siamo molto compatibili ma dobbiamo rassegnarci a convivere.